La rabbia di Francesca Schiavone: "Non rubo le palle quella era fuori"

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La tennista azzurra:
«Senza quella chiamata
avrei vinto»

STEFANO SEMERARO

PARIGI
Francesca, è arrabbiata per la sconfitta?
«Più che altro stanca, negli spogliatoi mi è scesa la catena. Comunque sono contenta di essere qui: dopo l'influenza, e la paura con la Pavlyuchenkova è stato già

 tanto arrivare in finale».

Cosa le ha dato più fastidio?
«Vedere la bandiera cinese che si alzava durante la premiazione e quella italiana che rimaneva giù. Però mi ha dato la voglia di riprovarci».

E il set-point «cancellato» da una decisione molto dubbia del giudice di sedia?
«Io non rubo le palle. Se è out dico che è out, se è buona che è buona. Mi hanno insegnato così. La possibilità che io sbagli è bassa, ma se mi mostrano il segno giusto mi convinco. Stavolta no. La palla della Li era out».

La partita sarebbe cambiata?
«Devo dire la verità? È stato un bell'errore. Una palla da sola non fa la differenza, ma in quella situazione devi controllare bene il segno. È il giudice di sedia che decide, in campo. Spero che gli organizzatori ora valutino e decidano di conseguenza per il futuro».

Al terzo set chi avrebbe vinto?
«Io».

Rimpianti per l'inizio di partita non al massimo?
«Avrei potuto aggredirla e farla muovere di più, ma lei è stata brava a entrare in campo, a giocare profondo. È stata capace di prendersi le sue chance. È una lottatrice: ha meritato questa vittoria».

Eppure non è una giocatrice da terra battuta...
«Ma è migliorata molto, corre di più, ora può giocare due colpi in più e questo fa la differenza. È un successo importante per il tennis cinese».

Finale in Australia, vittoria a Parigi: Na può diventare la prima n°1 del mondo cinese?
«Quello è più difficile: bisogna vincere davvero tante partite, non solo uno Slam».

La prossima sfida della Schiavone?
«Ho voglia di Wimbledon, di campi verdi. Voglio misurarmi con l'erba».

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