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Notizie flash Atletica

Tags: diaframma, espirazione, respirazione
La respirazione è un elemento imprescindibile nella corsa. Ogni atleta, se vuole migliorare le prestazioni, deve allenare anche i muscoli respiratori. Dalla loro tonicità dipende una migliore sopportazione delle fasi di affanno.
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Germania-Spagna: la rivincita dell'Europeo 2008 |
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Scritto da Administrator
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Martedì 06 Luglio 2010 16:14 |
(ANSA) - ROMA - Il pallone che Fernando Torres, ''el Nino'', calcio' nella porta della Germania il 29 giugno 2008 per la vittoria spagnola agli Europei e' andato all'asta e lo ha comprato un signore anonimo per 10.000 euro. Lo ha messo all'incanto il quotidiano austriaco Kronenzeitung in collaborazione con l'Adidas. L'appassionato ha battuto la concorrenza di altri 115 probabili acquirenti. Il ricavo e' servito a finanziare l'atletica leggera austriaca, che non vive un grande momento.
C'e' da giurare che la Spagna intera, tranne forse qualche leghista catalano, pagherebbe anche di piu' se all'asta andasse nei prossimi mesi il pallone che ha mandato le 'Furie Rosse' in finale nella Coppa Fifa. Nel Mondiale delle ''prime volte'', domani sera a Durban c'e' finalmente la prima prevista ma sofferta semifinale mai giocata dalla Spagna ai Mondiali. A questo punto sarebbe normale attendersi anche la prima finale. Se non ci fossero di mezzo i tedeschi: oltre alla tradizionale freddezza che si conosce, possono vantare tutto quello che si sa, i tre titoli mondiali, altrettanti europei; fra Rimet e Coppa Fifa sette volte in finale e 12 in semifinale. E allora, forse il pallone dell'eventuale finale nessun tedesco lo comprerebbe. Loro vincono sempre, come nella famosa boutade dell'ex attaccante inglese Gary Lineker. Ma quattro anni fa, dopo la semifinale persa con l'Italia a Dortmund, qualche burlone nostrano gli mando' a dire ai tedeschi che ''quando siamo stati avversari vi abbiamo sempre battuto, l'unica volta che siamo stati alleati abbiamo perso'', dove ogni riferimento alla storia non e' puramente casuale. Spagna-Germania, la finale che non c'e' mai stata, si disse due anni fa, e ora la rivincita. Per gli iberici, comunque vada domani, e' la consacrazione di una generazione che nel 2008, alla prima manifestazione senza il 'totem' madridista Raul, ha centrato finalmente un titolo. Se nella vita importante e' migliorarsi ,le 'Furie Rosse' lo hanno gia' fatto e tanto basta. Quello che dovesse venire in piu' sarebbe bene accetto ma la sconfitta non sarebbe una tragedia. Anche perche' a livello sportivo non mancano le consolazioni alla crisi che morde: Nadal, Lorenzo, il basket, Alonso. Di certo, se c'e' una generazione vincente, che la sua finale sembra averla gia' vinta, e' proprio quella spagnola. Con tutte le coincidenze del caso: il 4 maggio 1987, mentre ad Arenys de Mar nasceva Cesc Fabregas, che domani sera dovrebbe essere nel quartetto titolare di centrocampo, a Palma di Maiorca nasceva Jorge Lorenzo, che ormai domina nel terreno lasciato libero dall'incidente di Valentino Rossi. Joachim Loew, l'uomo che non ti aspetti, provera' a fermare gli Iniesta, i Puyol, gli Xavi e i Fabregas (i ragazzi della 'cantera' del Barcellona, compreso l'ultimo, finito all'Arsenal perche' Wenger lo vide ragazzino e lo pretese come merce di scambio per Henry) con la sua ''premiata ditta multinazionale''. Alzi la mano chi aveva previsto l'esplosione di un Ozil, il turco naturalizzato, o di Khedira, di Cacau. Il primo, in particolare. Quando lo scorso anno il Werder Brema raggiunse la finale dell'Europa League, perdendola con lo Shaktar Donetsk, tutti ammirarono i gol e le giocate di Diego, la Juventus in particolare. Ora il brasiliano e' l'''oggetto misterioso'' e Ozil, faticatore ma di qualita', e' l''oggetto dei desideri'' di tanti club importanti. Non c'e' stata una squadra che ha perso la prima partita ai Mondiali e ha poi vinto il titolo, e la Spagna deve sfatare anche questa. E poi vendicare anche una ferita ''mondiale'' di tanti anni fa, quando furono proprio i soliti tedeschi, con Littbarski e Fisher, a interrompere il cammino della Spagna in casa sua, nel 1982, prima di perdere con la solita Italia
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