Brevettato il materiale creato all’Imcb di Napoli per il trattamento delle patologie del sistema scheletrico
NAPOLI - Parlare di osso liquido sarebbe troppo, ma un materiale iniettabile per il trattamento delle fratture e delle patologie del sistema scheletrico renderebbe
molto più rapida e molto meno invasiva la cura delle lesioni ossee e creerebbe la prospettiva di nuove possibilità terapeutiche. Una prospettiva resa concreta dallo studio sviluppato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Cnr di Napoli. Lo stesso Imcb e Finceramica, società nata come spin-off dell’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici (Istec) del Cnr di Faenza, hanno brevettato il nuovo materiale.
«Questo sistema è costituito da una fase solida, cioè fosfati di calcio, e una liquida, anzi gelatinosa, che vengono mescolate», spiega il direttore dell’Imcb Luigi Ambrosio: «C’è quindi la possibilità di iniettare il materiale mediante tecniche chirurgiche mini-invasive o attraverso vie d’accesso anatomiche». Insomma, si potranno evitare i tagli necessari oggi per l’utilizzo dei cementi ossei. Il nuovo materiale, aggiunge Ambrosio, «si differenzia anche perché fornisce migliori proprietà meccaniche e non sviluppa calore durante la fase di indurimento, dunque non produce i conseguenti danni ai tessuti circostanti. La cosa interessante è che questi fosfati in presenza di liquidi continuano l’azione di indurimento e sono attivi, inviano un segnale alle cellule e favoriscono una più rapida riparazione, in alcuni casi anche la rigenerazione dell’osso. Poi, con il tempo si degradano, lasciando spazio all’osso che si riforma. E ancora: nel gel si possono inserire farmaci, per esempio antibiotici o biomolecole, come fattori di crescita e con funzione terapeutica».
La ricerca è partita cinque anni fa a Napoli, all’Imcb appunto. Finceramica spa ha finanziato lo studio e poi il brevetto, registrato in Europa e già inviato nel Stati Uniti. Un investimento consistente, che rivela grande fiducia nel progetto. Per realizzare il nuovo materiale biomimetico, in grado di replicare sia la composizione chimica sia l’architettura tridimensionale dell’osso naturale, e garantire ripristino strutturale e recupero funzionale, con Ambrosio lavorano l’ingegnere Vincenzo Guarino e un’équipe di chimici, fisici, biologi, medici e chirurghi. Gli studi pre-clinici sono stati effettuati a Bologna, all’Istituto ortopedico Rizzoli, sotto il coordinamento del professore Roberto Giardino. E hanno dato risultati molto positivi.
Ma quanto tempo occorrerà perché basti un’iniezione (ad hoc, naturalmente) per riparare fratture che oggi richiedono tempi lunghi di recupero o per riempire cavità dovute a interventi chirurgici demolitivi? «La fase clinica richiede uno studio multidisciplinare e multicentrico: probabilmente la sperimentazione sarà effettuata anche in altri paesi europei per favorire il successivo impiego all’estero. Credo che occorrano tre-cinque anni». La sperimentazione dovrà confermare che il nuovo materiale possa essere utilizzato anche contro malattie tipiche della terza età come osteoporosi, artrosi e artriti, o addirittura sarcomi e cisti ossee. Visto che agisce riempiendo i vuoti, il suo impiego non è infatti limitato come le protesi, che spesso non possono essere impiantate in mancanza di solidi punti «d’appoggio», proprio quelli che vengono a mancare. È già certo, invece, che la semplicità d’uso ridurrà drasticamente i costi delle terapie.
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