|
Scritto da Administrator
|
|
Giovedì 23 Luglio 2009 08:24 |
|

Ogni corridore predilige una tipologia di scarpa da running. La calzatura deve ottimizzare il rapporto del piede col terreno, adeguandosi alla tipologia di corsa, al tipo di allenamento e al livello del runner. Lo scopo di una calzatura è, infatti, soddisfare simultaneamente due importanti esigenze: facilitare una rapida ed efficace risposta
elastica del piede e ammortizzare il trauma dell’impatto col terreno. È possibile analizzare le varie parti che compongono la scarpa per riuscire a comprendere a fondo la funzionalità di ognuna di esse. La tomaia, la parte superiore della scarpa, è solitamente realizzata con materiale sintetico e deve essere traspirabile, robusta e leggera. La conchiglia avvolge il tallone e assiste il movimento della parte posteriore del piede. L’intersuola è la parte della scarpa maggiormente coinvolta nel processo di ammortizzazione, ma anche il battistrada, ovvero la suola, ha lo scopo di garantire aderenza e giusta trazione. Nello scegliere la tipologia di scarpa più adatta bisogna considerare diversi fattori: il tipo di pronazione, innanzitutto, il peso corporeo e l’ambito di utilizzo (distanze corte, medie o lunghe, ritmo lento, medio o veloce). Le scarpe “super-leggere” riducono i sistemi di controllo del movimento e garantiscono massima libertà, sono quindi indicate per le gare su strada di atleti medio-veloci. Le scarpe “intermedie” presentano un buon compromesso tra controllo e libertà e sono perciò da consigliarsi in gara agli atleti meno veloci e, in allenamento, a quelli più in forma. La scarpa “a massimo ammortizzamento” sacrifica il controllo del movimento ed è normalmente il tipo di calzatura più utilizzata dai podisti negli allenamenti. Le “stabili” sono create per correggere l’eccesso di pronazione, ovvero chi ha il piede piatto e tende a piegare le calzature all’interno.
da polase .it
 |
|
Ultimo aggiornamento Martedì 16 Marzo 2010 07:44 |