La specialità della marcia

Tags: dispendio energetico, ginocchio bloccato, marcia, meccanica

Disciplina olimpica in cui l’Italia vanta una grande tradizione, la marcia è una variante della corsa caratterizzata da una rapidissima successione di passi, eseguiti in modo che almeno uno dei due piedi sia sempre appoggiato al terreno. Inoltre, per regolamento, vi è un momento in cui entrambi i piedi si trovano a contatto con la superficie.


La meccanica della marcia è piuttosto complessa: la gamba in spinta non può essere piegata al ginocchio dal momento in cui tocca per la prima volta la strada fino a quando non è perpendicolare allo stesso. Nel caso delle competizioni, a vigilare sul rispetto delle regole del contatto con il terreno e del bloccaggio del ginocchio sono i giudici di gara, il cui numero varia da sei a nove: ogni infrazione viene punita con un’ammonizione. Quando il marciatore ne colleziona tre, che però devono essere comminate da giudici diversi, viene squalificato ed escluso dalla competizione.
Essendo la velocità di marcia ridotta e sostanzialmente trascurabile la resistenza dell’aria all’avanzamento, sotto il profilo energetico, il dispendio richiesto è di circa 1 kcal/kg per kilometro percorso, quindi inferiore a quello della corsa vera e propria. Per questa ragione, la marcia è consigliata a chi, sedentario, vuole cominciare a fare un po’ di attività fisica e anche per chi ha avuto piccoli problemi cardiovascolari. Se consideriamo percorsi in salita, l’impegno energetico aumenta: si stima che, su tratti caratterizzati da una pendenza del 10%, sia doppio rispetto ad analoghe distanze percorse in piano.
Non esiste una velocità ottimale: meglio, esiste un ritmo di marcia ideale per ogni atleta, che è influenzato da fattori come la frequenza e la lunghezza dei passi, a loro volta dipendenti dalla taglia del singolo e della sua biomeccanica.

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