La sessione defaticante

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Al termine della seduta di allenamento il runner dovrebbe svolgere un adeguato defaticamento, come una semplice camminata o una corsa a ritmi lenti. L’obiettivo è

 quello di facilitare i processi di recupero fisiologico; sostenere un’andatura elevata significherebbe invece sottoporre a un ulteriore stress l’apparato muscolare.
Per quanto riguarda la durata del defaticamento, tutto è in funzione dell’intensità dell’allenamento che lo ha preceduto. Se la sessione è stata particolarmente intensa, sono sufficienti 10 minuti.
In media la fase di defaticamento dovrebbe durare circa 15 minuti: il tempo necessario per riportare gradualmente il battito cardiaco ai ritmi dello stato di riposo. Nel caso in cui un runner volesse interrompere la sua corsa all’improvviso, infatti, il cuore continuerebbe a pompare sangue a ritmo elevato verso i muscoli delle gambe.
Il defaticamento, inoltre, contrastando la tendenza dei muscoli a irrigidirsi dopo l’attività fisica, aiuta a prevenire il fenomeno conosciuto come “DOMS”: l’indolenzimento muscolare a insorgenza ritardata, che si manifesta tra le 24 e le 72 ore dopo l’allenamento.
Nel caso degli atleti professionisti si può pensare di prolungare la sessione defaticante fino a 20 minuti. Questo avviene nel caso in cui l’allenamento è finalizzato alla preparazione di gare ad elevato kilometraggio o a migliorare la potenza aerobica (che misura l’intensità dello sforzo che il runner può tollerare per periodi di tempo abbastanza lunghi).
Nel caso in cui il training sia avvenuto su un percorso collinare, il defaticamento si deve svolgere in piano; quando segue un allenamento di cross va invece affrontato su una superficie caratterizzata da un fondo regolare.

da polasesport.it

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