Maratona e alimentazione

Nel tempo l'approccio alimentare alla maratona è molto cambiato.
Alla fine degli anni sessanta studiosi svedesi hanno messo a punto una dieta per i sei giorni che precedono la gara. I primi tre sono caratterizzati dalla predominanza di

 proteine e grassi e dall'assunzione minima di carboidrati (cosiddetta “fase ipoglucidica”). Negli altri tre giorni, invece, si abbonda con pane e pasta, fase iperglucidica. Tutto questo con l’obiettivo di raggiungere una concentrazione altissima di glicogeno, vale a dire di quella sostanza che è fatta di molte migliaia di molecole di glucosio legate l'una all'altra. Il glucosio è la sostanza dalla quale i muscoli stessi traggono la maggior parte dell'energia per lavorare. Sugli atleti che hanno seguito questa dieta gli studiosi hanno constatato un netto aumento della concentrazione di glicogeno nei muscoli, da 1,5-2 grammi per ogni 100 grammi di muscolo ad oltre 3 grammi. Alcuni maratoneti hanno vinto importanti gare proprio affidandosi a tale tipo di alimentazione. Per questa ragione, ben presto la "dieta svedese" è diventata la regola per la maggior parte dei maratoneti di un certo livello.
In seguito, però, ci si è resi conto che da un lato la "dieta ipoglucidica" è piuttosto difficile da seguire e dall'altro lato che l'utilità di quei tre giorni iniziali è molto bassa. Successive ricerche, infatti, hanno dimostrato che i maratoneti ben allenati partono già da livelli di glicogeno nei muscoli assai più alti di quelli non soltanto degli individui sedentari ma anche degli atleti poco allenati, come quelli studiati dagli scienziati svedesi.
Ormai da vari anni, dunque, i maratoneti si limitano a fare gli ultimi tre giorni di "dieta iperglucidica", per di più non così rigida come prima; eventualmente fanno precedere questi tre giorni da un pasto serale ipoglucidico. 

da polasesport.it

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