Corsa in pianura, l'importanza degli allunghi

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Correre in pianura può essere più stressante per i muscoli rispetto a un percorso in saliscendi della stessa lunghezza. È strano ma è così: quando si corre in salita e in discesa, infatti, l'ampiezza del passo varia spesso. Lo stesso vale per l'escursione delle articolazioni delle

 caviglie, delle ginocchia e delle anche. Questa diversa sollecitazione muscolare e articolare facilita l'azione meccanica, che rimane più fluida.
Quando, invece, il runner si misura con un percorso pianeggiante, la lunghezza della falcata è sempre la stessa, i muscoli lavorano con la medesima intensità e, a lungo andare, l’elasticità del passo perde in fluidità. A fine corsa, quindi, la sensazione di appesantimento sarà maggiore.Una possibile soluzione per contrastare questo fastidio è rappresentata dagli allunghi, che permettono di sollecitare muscolatura e articolazioni. In genere gli allunghi sono riservati alla parte conclusiva della seduta. È bene che il runner non spinga mai al massimo, perché a fine allenamento le fibre muscolari sono affaticate e mal sopportano violente sollecitazioni.
Anche un incremento progressivo del ritmo di corsa, nei 2-3 kilometri finali, ha la stessa funzione degli allunghi. L'incremento controllato (5-10 secondi per kilometro) comporta, infatti, una variazione della meccanica dell'azione di corsa.
Tenuti presenti questi accorgimenti, ci si renderà conto che la sensazione di stanchezza e pesantezza che segue un allenamento in pianura è notevolmente ridotta.

 

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